Hogwarts Once Upon a Time {GdR-Harry Potter-Magia e stregoneria}

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Surprise! It sucks.
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And i swear that i don't have a Gun. No, I don't have a Gun.

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Diciamo che la sorpresa non era più qualcosa che fossi abituata a sperimentare.
Oserei dire, anzi, che si trattasse di una sensazione alquanto sopita all'interno del mio animo.
Non che fossi mai stata una persona particolarmente soggetta ad un certo tipo d'emozioni: persino a cinque anni l'unico ad eccitarsi davvero di fronte qualcosa di inaspettato era Hunter. Io mi limitavo a prenderne atto, una semplice presa coscienza di qualcosa che precedentemente ignoravo.
E se come molti dicono, la capacità di soprendersi è il tratto migliore dei bambini, mi trovo costretta ad ammettere di non essere neppure stata in grado di fare la bambina..come se il costante disinteresse nei riguardi dei miei coetanei e di qualsiasi tipo passatempo infantile non fossero già prove sufficenti.
Soffiai distrattamente contro la sciarpa sottile, con una piccola smorfia nell'avvertire il calore scontrarsi sulla stoffa sottile e riflettersi sulle mie labbra con un pizzicore sottile, e per cancellarne ogni traccia abbassai la sciarpa, allentandone vagamente la presa contro il collo, e respirai una boccata d'aria piacevolmente gelida, che mi entrò bruscamente nel naso. Gelandomi le narici, spezzando quello spiacevole tepore creatosi. Poco dopo, decisi convenientemente di eliminarla, e la ficcai bruscamente nel borsone blu scuro, che mi sistemai meglio sulla spalla con un sospiro che divenne vapore nell'aria gelida.
Stavo camminando senza meta da circa un'ora, totalmente dimentica del paesaggio intorno a me: decisa ad esplorare il più possibile di quel nuovo mondo che mi si era aperto, mi ero immediatamente infiltrata ad una comitiva di studenti poco giudiziosi che attraverso la statua di una vecchia strega mi avevano condotto fino ad una cantina dall'odore dolciastro, rivelatasi poi la dispensa del più grande negozio di dolciumi che avessi mai visto: il ricordo mi illuminò sulla presenza di un sacchetto colmo di delizie diabetiche nella tasca del mio giaccone asimmetrico (X), e staccai con un morso la testa di un orsetto alla menta, che ebbe appena il tempo di lanciare un acuto gemito prima di essere decapitato, e mentre masticavo senza assaporarlo ebbi un fortuito incontro con un ragazzo apparentemente impegnato a giocare a bowling con i passanti come birilli, visto lo strike perfetto compiuto ai danni della mia spalla.
"oh, perfetto."
Fogli dovunque. Il mio diario aperto nel bel mezzo della strada. Penne esattamente nel bel mezzo di una pozzanghera, con l'inchiostro che si espandeva mollemente sulla superficie, tingendo di blu notte l'acqua piovana. Mi chinai a cercare di rimediare al danno, senza nemmeno darmi la pena di gettare un'occhiata al campione in questione..un'inizio eccellente, non c'è che dire.

prenotata
 
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Sinful.

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L'aria fredda non gli piaceva. Lo si notava dall'espressione. La pelle pallida si era tinta di un colorito più roseo, colpa del vento che sfrezava lungo il vicolo principale di Hogsmeade. Bardato. Sì, era bardato. La parola perfetta per quell'occasione. Coperto da testa ai piedi, sembrava che l'ammontare totale di vestiti non bastasse a limitare quel freddo penetrante. Rabbrividì. Le foglie, cadute a terra, scricchiolavano sotto il peso del ragazzo. Sembravano quasi urlare. Criiic. Andy Watson si fermò in mezzo alla strada, strofinando tra di loro le mani gelate. Impensabile. Non sarebbe mai riuscito a sopportare un altro paio di minuti quella temperatura. Mise la mano destra in tasca, ed iniziò a frugarci dentro. Estrasse un paio di galeoni. Sì, poteva permettersi un bel caffe caldo. Tuttavia non aveva tempo, doveva andare alla stamberga strillante , e di corsa.
Sapevo benissimo di cosa si sarebbe dovuto occupare. Un diario perduto, una pagina maledetta.. il nome di Dereck Lafeather stampato in testa. La cosa, ormai, era diventata una routine. Ogni giorno, come se fosse una droga, si trovava in quella catapecchia, e frugava da cima a fondo in ogni angolo della casa. Doveva trovarlo. Questione di vita, o di morte.
Il Corvonero si guardò attorno. Un piccolo pub all'angolo di una strada. Ottimo. Andy si diresse verso il locale, deciso a darsi una breve riscaldata, per poi tornare alla ricerca del diario. Entrò rapidamente, puntando il bancone. Mise il denaro sulla superficie legnosa, battendo leggermente con le dita sottili.
"Un caffe..lo porto via, grazie."
In cinque minuti, era già fuori dal pub, con un cartoncino colmo di caffe caldo fino all'orlo in mano. La sensazione del calore che si propagava per il suo corpo era fantastica. Stava tornando a vivere. Sorseggiandolo piano piano, iniziò a incamminarsi nuovamente verso la stamberga strillante.
Era troppo badato a pensare (X) a ciò che da li a poco avrebbe fatto, da non accorgersi della ragazza che aveva appena svoltato l'angolo. Un attimo e..
"Porca putt.."
Splaf. Il caffe bollente si rovesciò sulla giacca. La macchia si allargò velocemente. La velocità dell'attimo non lo spinse immediatamente ad aiutare la ragazza, ma, più che altro, ad inveire contro se stesso.
"Oooh, meraviglioso..."
Primo sguardo alla ragazza. Carina, giovane, corvonero. La studiò velocemente, squadrandola. Poi si chinò, a darle una mano.
"Ecco cosa succede quando pensi troppo.. mi dispiace.."
Portò automaticamente la mano alla tasca.
"Ti ripago subito."

Il mio pg è un ragazzo del settimo anno che va via da scuola un anno prima per delle ricerche su un amico deceduto un anno prima. Ha 17 anni , quindi.


Edited by Watson. - 6/11/2009, 23:06
 
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Ok, niente di irriparabile. Tutta quella roba poteva facilmente essere riacquistata o recuperata, in un modo o nell'altro: i miei mi avevano riempita di tutti i soldi, persino quelli conservati più gelosamente su vecchi conti che, a loro dire, erano stati creati appositamente per quello scopo: per la mia istruzione. Beh, per la mia e quella di Hunter, ma considerato il corso degli eventi ora destinati solo ed esclusivamente a me. QUindi non avrei avuto problemi a ricomprarsi un paio di penne, e qualche boccetta di inchiostro.
Il mio diario era sicuramente insostituibile, ma fortunatamente le pagine si erano bagnate a malapena: ora gli angoli delle pagine erano chiazzati e porosi, ma conferivano al tutto un'aria vissuta che mi sarei fatta piacere. Non che abitualmente fossi una campionessa nell'individuare il lato postivo delle situazioni, ma nell'autoconvinzione, oh, tutti gli anni del mondo ad Hogwarts nonmi avrebbero resa una maga migliore di quella che ero in tale disciplina. Mi rialzai, risistemandomi la borsa sulla spalla dopo aver ficcato a caso la sua roba umidiccia e salvabile all'interno, per poi scuotere piano la testa ancora prima di rivolgere lo sguardo al responsabile dell'accaduto.
"ma figurati, lascia stare. è tutta roba facilmente recuperabile."
decretai, sistemandomi una ciocca di capelli color fuoco dietro l'orecchio, ornato da un'orecchino a forma di asso, per poi piegare appena la testa e concedermi finalmente un'occhiata allo sconosciuto.
Appariva più grande di me, decisamente, per quanto la mia altezza e persino i miei tratti non denunciassero propriamente la mia età effettiva. Biondo - stretta al cuore che incassai rapidamente, spingendola in un angolino polveroso e fin troppo stipato da qualche parte in corrispondenza dello stomaco - della mia stessa casata e beh, bello. Abbassando lo sguardo, notai che teneva ancora in mano un bicchiere accartocciato, il cui contenuto era ora abbondantemente sparso per terra, a fare a pugni con il blu notte dell'inchiostro, ma in particolare sulla sua giacca: oh, a quanto pare a lui era andata anche peggio. I miei vestiti in fondo erano intatti.
"e poi, nemmeno a te è andata troppo bene, vedo. Uhh, era caffè, quello? Esiste, qui?"
caffè. Dio, da quanto non ne bevevo.
 
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Sinful.

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Aprì la bocca per dire qualcosa, ma ne usciì solo una nuvoletta che andò a svanire nell'aria gelida. Merda. Ecco cosa avrebbe voluto dire. Fissò la ragazza per qualche secondo, poi, dopo aver realizzato che aveva rovinato la giacca, ritornò a pensare. Lo sguardo ceruleo si perse per alcuni istanti in quello della ragazza. Belli gli occhi, complimenti. Andy cercò goffamente di far andar via con le mani la macchia, quandò si ricordò di essere ancora un mago, grazie a Dio. Estrasse la Dragoo con un movimento elegante. Guardò la ragazza - forse era una delle prime volte che vedeva applicare un incantesimo - e poi, con un movimento di polso:
"Gratta e netta."
E , in un attimo, la macchia svanì. Il vero peccato era aver perso tutto quel caffe. Il vero oro nero. Ultimamente lo aveva aiutato a star sveglio, a studiare ogni angolo della stamberga. Se ne era fatto anche una mappa, di quel luogo. In quel momento, l'aveva in tasca. O almeno pensava così. Non si era accorto, infatti , che durante lo scontro gli era caduta a terra, ed , in quell'istante, era proprio ai piedi della Corvonero.
"Era caffe, sì."
Sottolineò con sarcasmo, sorridendo appena alla bella ragazza. Nell'imbarazzo del momento, la aiutò a raccogliere le cose, sistemandole e chiudendole la boccetta d'inchiostro. Salvò il salvabile. Poi, con un gesto veloce ed innaturale tese la mano libera, quasi se bastasse a rendere conto del danno che aveva procurato.
"Andy Watson.. non credo tu mi conosca."
La presentazione fu altrettanto strana. Da quando si era messo alla ricerca del diario, Andy era cambiato. Era diventato più sospettoso, più sbadato e meno concentrato. Non era più il "Watson" autoritario di una volta. Tuttavia il gelo che lo aveva sempre caratterizzato era solo appannato sotto uno strato di stanchezza e confusione.
Abituato a nascondere ciò che aveva avuto a che fare con la morte di Dereck, non rischiava nè con gli sconosciuti nè con i primini. Per quel diario era morto il suo migliore amico e rischiare ancora non era lecito. Nessuno sarebbe più morto per quelle pagine maledette. Nessuno.
Andy sorrise apppena, ma al solo pensiero dello sguardo vitreo di Dereck, l'espressione cambiò, diventando di colpo gelida ed impassibile. Il vero Watson.
 
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view post Posted on 6/11/2009, 23:45Quote
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Strinsi appena la sua mano, ma fu come se il contatto tra le nostre pelli avesse stabilito un'improvvisa quanto silenziosa connessione, scatenando in lui una reazione non propriamente piacevole: perfettamente abituata ad osservare piuttosto che aprire inutilmente bocca, allenata dalla facilità con cui io, Hunter e Kurt capivamo simultaneamente cosa frullava in testa l'uno all'altra, come vedendolo vorticare in una nuvoletta dai contorni bombati sopra le nostre teste, notai il suo sguardo mutare improvvisamente. Da aperto, o perlomeno cordiale, indurirsi. Inasprirsi.
Iniziai a domandarmi se fossi effettivamente io a provocare quell'effetto nelle persone. Se il fatto che la gente tendesse ad evitarmi, a Seattle come in quel nuovo universo, non dipendesse unicamente dallo starmene sempre nel mio limitato, confortante e strambo trio, o dalla mia totale incapacità di stabilire relazioni di un qualsiasi tipo, al di fuori dei suddetti altri due.
Beh, in ogni caso c'era ancora qualcosa che potevo dire prima che calasse l'inevitabile silenzio imbarazzato che aveva dominato i secondi appena prima la sua presentazione.
"no, mi dispiace..beh, se ti può consolare non conosco nessuno, qui. Sono arrivata ieri, e dal mondo babbano."
spiegai tranquilla. Nel caso Andy fosse stato uno di quei maghi particolarmente accaniti contro i mezzosangue, come li chiamavano, la mia dichiarazione avrebbe decretato la definitiva conclusione di quel siparietto vagamente somigliante ad una relazione. Ma lui non sembrò guardarmi con particolare disgusto, nè parve intenzionato a sputarmi addosso o a farsi aria per evitare contaminazioni, perciò continuai.
"Teagan Horizon. Chiamami pure Horizon."
aggiunsi rapidamente. Non ero ancora pronta a sentire qualcun altro pronunciare il nome con cui abitualmente mi chiamavano loro..forse perchè in qualche modo speravo di sentirlo ancora pronunciare da Kurt stesso. E si, anche da Hunter. Sospirai, rendendomi conto a quel pensiero che prima o poi avrei dovuto fare i conti con la realtà, e soprattutto con me stessa: ma fino a quando non avessi ottenuto un briciolo di stabilità, quel mondo ovattato sarebbe stata l'unica cosa ad evitarmi la pazzia.
 
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Sinful.

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Passarono secondi. Silenzio. Di solito Andy amava il silenzio, gli infondeva tranquillità. Ma quel giorno, era persino fastidioso, imbarazzante. La ragazza lo fissò più volte, cercando di leggere qualche sua reazione negli occhi, ma nulla. Era come se Watson si fosse paralizzato. In realtà era sveglio e cosciente, ma il momentaneo di ricordo di Dereck gli aveva mandato in tilt il cervello. Respirò a fondo, abbozzando un sorriso. No, era tutto a posto. Tutto tranquillo. Andy prese colore. Notò che la ragazza si era accorta del cambiamento suo cambiamento di umore improvviso. Ci pensò un po', e poi, ridendo tra se e se, pensò che per una Corvonero quello dovesse essere il minimo. Tralasciamo i suoi pensieri, e passiamo ai fatti.
L'ex Corvonero rimase a guardarla , per poi sorridere.
"Primina quindi..io sono del.."
Altra pausa. Ok. Sicuramente avrebbe notato che non aveva ancora l'età per essere uscito da Hogwarts. Il fatto stesso di essere ad Hogsmeade confermava che il ragazzo girava ancora per quei posti, in cerca di conferme e, soprattutto di risposte.
"..del settimo anno. Sì."
Risata finta. Sperò che non se ne accorgesse. Poi guardò altrove, cercando di deviare la sua attenzione.
"Parenti babbani?"
Chiese di conseguenza. Andy Watson non aveva mai pensato nè male dei babbani nè tanto meno dei purosangue. Bastava vedere Voldemort.. mezzosangue, ma perfido. L'abito non faceva il monaco...tanto meno il sangue. Sperando che Teagan non l'avesse già giudicato per un xenofobo purosangue, aggiunse:
"Ho un paio di conoscenti del mondo babbano..brave persone.."
Teagan Horizon. Che nome strano. Non l'aveva mai sentito prima d'ora. Gl incuteva contemporaneamente timore e curiosità. Di certo non proveniva da una famiglia del tutto normale.
"Bel nome..è...particolare."
Non vi era ironia nella sua voce, tuttavia sottolineò l'ultima parola. Poi lasciò che il vento spazzasse via quelle sue ultime parole. Rabbrividì. Tirò su con il naso, sfregandosi le mani.
"Beh, dimmi...Horizon."
Alzò lo sguardo, cercando i suoi occhi.
"Primina e già giri per Hogsmeade? Hanno cambiato le regole, vedo.."
Da quando non era più prefetto aveva perso di vista i cambiamenti legislativi..non poteva certo farsene un peccato.
 
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Prima che potessi rispondere il vento mi scompigliò i capelli, offuscando il mio sguardo con una liscissima cascata rosso fuoco, e mi ci volle un pò per assestare una forma decente alla mia chioma, o perlomeno una che mi permettesse di parlare senza rischiare di inghiottire i miei stessi capelli. Starnutii quando una ciocca mi solleticò il naso spruzzato di lentiggini, che si uniformarono al colorito della pelle quando questo si arrossò appena, e per un attimo fui in dubbio sull'estrarre nuovamente la sciarpa dal borsone. Non lo feci.
Scrutai invece Andy qualche istante, prima di rispondere alla sua domanda: sapevo che avrei mentito nell'affermare che si, le regole erano cambiate senza che lui se ne accorgesse, e io ero pienamente autorizzata a girarmene per Hogwarts. Avrebbe sicuramente finito per scoprire la verità, e non mi andava l'idea che in quell'istante si rendesse conto che quella ragazzina con i capelli rosso fuoco e il nome strano non era niente più che una bugiarda. D'altra parte, essendo del settimo anno, avrebbe potuto riferire della mia piccola fuga: ma confidando nel fatto che non essendo sicuramente l'unica del primo anno a zonzo per Hogsmeade, e che la cosa fosse in realtà tacitamente accettata, mi strinsi appena nelle spalle, affondando un pò più le mani nelle tasche del cappotto.
"a dire il vero no, non credo sia ancora..ufficialmente permesso. Ma un gruppo di ragazzi ci sono arrivati attraverso una statua, e io li ho semplicemente seguiti."
Mi strinsi nelle spalle. Teagan Echo Horizon (avevo tralasciato il mio secondo nome per non stordirlo ulteriormente) la voce della verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.
Lui non reagì subito guardandomi come un severo fratello maggiore o inducendomi con una ramanzina a rispettare le regole della scuola (o peggio ancora, puntandomi contro un dito e minacciando di svelare ai piani alti il mio misfatto e spedirmi a casa dopo nemmeno un mese di scuola), quindi scelsi di cambiare discorso e di rispondere alla sua prima domanda, quella sul mio appartenere al mondo babbano.
"e comunque si, la mia famiglia è babbana. Sono di Seattle, in America, e i miei non hanno alcun potere magico. Però non sono nemmeno del tutto sicura di essere figlia loro, quindi non saprei."
la leggerezza con la quale esternai tale affermazione colpì persino me stessa. Non che quell'idea mi giungesse come una novità: l'avevo sempre pensato, e con Hunter passavamo interi pomeriggi ad immaginarci figli di chissà quale misterioso mondo, che per cause maggiori era stato costretto a cederci a due babbani dagli occhi color palude. Ma non avevo mai pronunciato quella frase ad alta voce, e ne rimasi vagamente stordita. Scossi appena la testa, come per scacciare quell'attimo di sgomento, per poi tornare a rivolgermi a lui.
"tu invece? Vieni da una famiglia di maghi?"
 
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Sinful.

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Ovvio. Rise tra se e se. Di certo non sarebbe venuta se non ingannando il personale di Hogwarts. Andy scosse il capo, e altri ricordi riemersero durante quei secondi. Le sue fughe con Ryan, con Chanel, con Dereck. Tutte cose inconfutabilmente passate e messe nel dimenticatoio..se solo fossero potute tornare indietro. Watson le avrebbe riaccolte volentieri. Respirò l'aria fredda di Hogsmeade, riaprendo gli occhi cerulei. Quanto tempo era passato. Gli sembrava ieri. Il giorno prima. Invece erano ben sette anni che si trovava ad Hogwarts. Sette anni di gioia, tristezza, amarezza e sorprese. Avrebbe chiesto poche cose indietro dal tempo se avesse potuto..probabilmente un paio di persone, giustappunto.
Andy si strinse nella sua giacca. Diede un'occhiata alla macchia del caffè, che si era raffreddata, confendendosi un po' con il colore del tessuto. Meno male. Sorrise, poi alzò il capo.
"Le regole sono fatte per essere trasgredite."
Pausa. Fece un passo verso la Corvonero, guardandola negli occhi. Avevano rotto il ghiaccio, ora era tempo di discorrere. Incredibile Watson, stai approcciando con una persona. E senza un doppio fine. Sei proprio cambiato. Fece un gesto nell'aria.
"E' un cerchio di raggio infinito..non vi saranno mai studenti perfetti.. nemmeno io, che la tua casata.."
Sorrise. Sì, aveva intuito che fosse una Corvonero. Come? Beh, semplice pratica ed abitudine. Tutti coloro con un innata brillantezza e scaltrezza, erano degni di far parte di quella casata. E Horizon ne faceva parte, ne era sicuro.
"...la conosco molto bene."
Prefetto per tre anni. Hogwarts non aveva segreti per lui. L'Hogwarts di una volta, perlomeno.
Ascoltò le parole della ragazza, chinando lievemente il capo e socchiudendo gli occhi azzurro cielo. Si sistemò il ciuffo, per poi girarsi verso Horizon.
"Io sono purosangue, ma pagherei per essere venuto da una tranquilla famiglia di babbani."
Sorrise.
""Una moneta ha sempre due facce.."
 
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Tranquilla.
Trovai che quella parola si adattasse perfettamente alle persone da cui ero stata cresciuta.
Molta gente avrebbe trovato strana e totalmente inappropriata l'ostilità con cui mi rivolgevo ai miei genitori: in fondo, esistevano famiglie molto peggiori. Padri e madri che picchiavano i figli, esercitavano su di loro ogni tipo di violenza, li abbandonavano, li trascuravano.
I signori Palude non avevano mai fatto niente del genere. ( negli ultimi anni, io e Hunter avevamo preso l'abitudine di rivolgerci a loro in quel modo: trovavamo che la poesia del cognome Horizon, l'unico aspetto che ci soddisfacesse veramente di quella famiglia, fosse sprecata per due persone tanto banali.) I signori Palude, dicevo, ci avevano sempre assicurato un tetto sopra la testa, cibo nel piatto, vestiti, ogni nostro primario era pienamente soddisfatto.
Peccato che i signori Palude si limitassero a questo.
Non si erano mai interessati ai nostri gusti, i nostri desideri e le nostre aspirazioni, approcciandosi a noi con una sorta, anzi, di ansia ed insofferenza, come se dover avere a che fare con i propri figli suscitasse in loro un forte disagio. Non ci avevano mai lodato per un nostro disegno, non avevano mai voluto ascoltare una canzone che ci piaceva, o sapere il titolo di un libro che ci aveva particolarmente appassionato.
Ci tenevano nella propria casa come il vecchio, orribile soprammobile della nonna che si è costretti a spolverare ogni settimana perchè lei si compiaccia nel notare ad ogni sua visita che è ancora lì, intatto, apparentemente fonte d'orgoglio e di pregio per 'intera casa.
Ma in realtà lo si vorrebbe semplicemente scagliare a terra, perchè i suoi colori ci offendono la vista.
Tirai appena su con il naso. Sapevo che non era decoroso, e che mi faceva apparire infantile, soprattutto davanti ad una persona di età tanto maggior alla mia, ma non ne potevo fare a meno.
"immagino dipenda tutto dalla famiglia."
conclusi, scrollando appena le spalle. Sollevai nuovamente lo sguardo su di lui, sostenendo i suoi occhi cerulei, fissi nei miei, e mi resi conto solo in quel momento del suo accenno alla mia casata: doveva aver intuito a quale delle quattro apartenessi, e la sua dichiarazione mi indusse a pensare che nel suo percorso ad Hogwarts anche lui era appartenuto ai corvonero.
Davanti a quella mente tanto brillante mi sentii in dovere di giustificare la mia affermazione, e mordicchiandomi un labbro congestionato da freddo, che si ruppe dolorosamente sotto i miei denti, stillando minuscole ed impercettibili gocce di sangue, dichiarai tranquilla
"magari una famiglia di maghi avrebbe capito e assecondato maggiormente le peculiarità mie e di mio fratello. Magari a loro sarebbero apparse normali. Nel mondo babbano apparivamo semplicemente strambi, e fuori dal mondo..anche agli occhi dei nostri genitori. Credo che in qualche modo ci temessero."
dichiarai semplicemente, e mentre affondavo un pò più la testa nel cappotto mi resi conto di aver nominato Hunter. Non fece male come pensavo, e da ciò compresi per l'ennesima volta di non aver ancora assimilato gli eventi di quanto, una manciata di giorni prima? Probabilmente, dentro di me, speravo che Hunter fosse ancora da qualche parte del mondo, con Kurt magari, e che un giorno li avrei semplicemente ritrovati.
 
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